October 16, 2010
September 16, 2010
Pure parecchi uomini avrebbero bisogno di sentire la necessità di essere baciati. Ma arriva prima l’altro, quello che abita nei pantaloni.
September 16, 2010

Quando Clinton chiese a Berlusconi cosa ne pensasse di Mussolini, lui rispose: “Ha fatto delle cose buone”! Ma dico, se neanche di Mussolini si può parlar male, ma che deve fare uno perché si possa parlarne male? Deve stuprare le capre in via Frattina? Che deve fare? Dice “Ha fatto delle cose buone”, certamente: anche Adolf Hitler o Stalin, un ponte, una strada l’avranno fatta! Anche il Mostro di Firenze l’avrà detto “Buongiorno” a qualcuno qualche volta. sarebbe come se io invitassi un elettricista a casa “scusi, me lo rifà l’impianto?”, quello mi rifà l’impianto, fatto bene, nel frattempo mi tromba la moglie, mi sventra la figlia, mi violenta la cognata, mi stupra il nonno…”oh, ma questo è matto!”, no, però ha fatto delle cose buone, guarda che impianto!

(Benigni)

(via piggyna)

(Source: carmillaonline.com, via batchiara)

June 20, 2010

Le cose che conosco.

«Lui avrebbe voluto chiederle che rumore fa un cuore quando si rompe per la gioia, quando è sufficiente la vista di qualcuno per riempirti come ne’ il cibo, ne’ il sangue, ne’ l’aria potranno mai fare; quando ti senti come se fossi nato per vivere un momento preciso e quel momento, per qualche ragione particolare, era proprio quello.»

Dennis Lehane

“Shutter Island”

June 12, 2010
Lo so che tanti detestano gli anniversari, le ricorrenze. Tanti sbuffano. Ci sono però date a cui ci accorgiamo di essere in qualche modo legati. È quando, passati anni, ricordiamo esattamente che cosa stavamo facendo, come eravamo. E così io mi ricordo, e me lo ricordo bene, il giorno in cui scoprii che esisteva, a due passi da Roma, un posto che si chiamava Vermicino. E che in giro per le campagne c’erano buchi brutti e profondi, i pozzi artesiani. Il 10 giugno di 29 anni fa, verso sera, un bambino di sei anni cadde in un pozzo artesiano, vicino a casa. Si chiamava Alfredo Rampi, da quel giorno tutti l’hanno chiamato Alfredino. Nella foto passata dai telegiornali sorrideva e aveva una canottiera. Io non so come tutto cominciò, la leggenda dice che un giornalista del Tgr, l’11 giugno, vide un lancio Ansa che parlava di questo bambino intrappolato là sotto, sembrava che lo stessero per tirare fuori. (…)

Vermicino e l’Italia intorno 29 anni fa (via blondeinside) (via batchiara)

Io c’ero, ero una bambina, a casa nostra c’era una vecchia zia che borbottava masticando in milanese che continuavano a dire “ora lo tiriamo fuori, ora lo tiriamo fuori” e poi non lo tiravano fuori mai. Mia madre la odiava per questo, e lavorava a maglia nervosamente. Io aspettavo il lieto fine, perchè a quell’età si crede ancora che le cose che riguardano i bambini debbano finire sempre bene. E non si sa che questa, sempre più spesso, è solo l’eccezione.

June 10, 2010
Quando hai perso e ti resta solo questo.

Quando hai perso e ti resta solo questo.

June 9, 2010
A proposito di compromessi che “Oh, mio dio, io non potrei MAI accettare.”. Due giorni l’anno per tutta la vita fanno quasi tre mesi di felicità. Buttali via.

A proposito di compromessi che “Oh, mio dio, io non potrei MAI accettare.”. Due giorni l’anno per tutta la vita fanno quasi tre mesi di felicità. Buttali via.

June 9, 2010
Raccontarsi balle è un’arte minore. L’arte maggiore è scendere segretamente a patti con sè stessi in un contorto “io so che tu sai che io so”. E un giorno appartarsi in un angolo della mente e dirsi: «Ok, da oggi io rinuncio a questo e a quello in favore di quest’altro e quell’altro. Pubblicamente non lo ammetterò mai e passerò l’esistenza a crogiolarmi nei rimpianti, come se fosse stata la vita a scegliere per me. Per facilitarmi le cose resetterò questa conversazione e fingerò che non ci sia mai stata. Ci stai?».
Quando la risposta è «Sì.» viene raggiunta la tanto agognata pace dell’anima.
Solo che non lo si sa.

Raccontarsi balle è un’arte minore. L’arte maggiore è scendere segretamente a patti con sè stessi in un contorto “io so che tu sai che io so”. E un giorno appartarsi in un angolo della mente e dirsi: «Ok, da oggi io rinuncio a questo e a quello in favore di quest’altro e quell’altro. Pubblicamente non lo ammetterò mai e passerò l’esistenza a crogiolarmi nei rimpianti, come se fosse stata la vita a scegliere per me. Per facilitarmi le cose resetterò questa conversazione e fingerò che non ci sia mai stata. Ci stai?».

Quando la risposta è «Sì.» viene raggiunta la tanto agognata pace dell’anima.

Solo che non lo si sa.

June 8, 2010
“Great expectations” - Charles Dickens

“Great expectations” - Charles Dickens

June 7, 2010