Lo so che tanti detestano gli anniversari, le ricorrenze. Tanti sbuffano. Ci sono però date a cui ci accorgiamo di essere in qualche modo legati. È quando, passati anni, ricordiamo esattamente che cosa stavamo facendo, come eravamo. E così io mi ricordo, e me lo ricordo bene, il giorno in cui scoprii che esisteva, a due passi da Roma, un posto che si chiamava Vermicino. E che in giro per le campagne c’erano buchi brutti e profondi, i pozzi artesiani. Il 10 giugno di 29 anni fa, verso sera, un bambino di sei anni cadde in un pozzo artesiano, vicino a casa. Si chiamava Alfredo Rampi, da quel giorno tutti l’hanno chiamato Alfredino. Nella foto passata dai telegiornali sorrideva e aveva una canottiera. Io non so come tutto cominciò, la leggenda dice che un giornalista del Tgr, l’11 giugno, vide un lancio Ansa che parlava di questo bambino intrappolato là sotto, sembrava che lo stessero per tirare fuori. (…)
Vermicino e l’Italia intorno 29 anni fa (via blondeinside) (via batchiara)
Io c’ero, ero una bambina, a casa nostra c’era una vecchia zia che borbottava masticando in milanese che continuavano a dire “ora lo tiriamo fuori, ora lo tiriamo fuori” e poi non lo tiravano fuori mai. Mia madre la odiava per questo, e lavorava a maglia nervosamente. Io aspettavo il lieto fine, perchè a quell’età si crede ancora che le cose che riguardano i bambini debbano finire sempre bene. E non si sa che questa, sempre più spesso, è solo l’eccezione.